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Educazione e cultura

(Piemonte - XVIII Secolo)



Sotto il regno di Carlo Emanuele III il sistema educativo, a partire dalla Università di Torino, subì ampie riforme volte ad aumentare il controllo da parte del sovrano: obbligo di frequenza, normalizzazione delle dottrine da insegnare, controlli e forte limitazione della libertà intellettuale.

Anche il complesso di formazione preuniversitario fu riformato, limitando notevolmente l'autonomia degli ordini insegnanti, come quello dei Gesuiti; ora competeva allo Stato definire i programmi ed accettare i maestri.


Le scuole inferiori, invece, anche per il fatto che operavano lontane dal controllo centrale ed erano abbastanza disperse, sfuggiro quasi completamente al disciplinamento. Mancavano invece del tutto le scuole elementari, che insegnassero ai fanciulli a leggere, scrivere, contare.

Nel settore militare, in cui il mestiere sino ad allora si imparava direttamente sui campi di battaglia, nel 1739 a Torino venne aperta una scuola di Artiglieria, con insegnanti prestigiosi, che si ispirava al modello prussiano.

Per quanto riguarda l'Università, le facoltà erano tre: al primo posto Legge, seguita da Medicina, infine, molto distanziata, Teologia.

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Gli studenti godevano di ben pochi privilegi rispetto alle prestigiose Università europee. Severe norme regolavano il loro comportamento sia sui banchi che fuori dall'ateneo. La condizione dei docenti non era migliore: pesante calendario di lezioni, sorveglianza della censura, quotidiane ispezioni dei priori.

Prestigiosi docenti generarono sovente conflitti ideologici con la Chiesa, ed il nuovo Concordato con Roma del 1741 portò spesso alla repressione delle idee ed alla conseguente emigrazione intellettuale.

Ricordiamo il Giannone, il letterato Giuseppe Baretti, l'abate Denina, i fratelli Vasco (Francesco e Gianbattista), il grande drammaturgo Vittorio Alfieri.

La vivace comunità intellettuale piemontese portò nel 1757 alla fondazione della Società privata torinese. Ma lo Stato non la riconobbe ufficialmente, anzi la ostacolò. Anche la Stamperia Reale, soffocata dalla censura, produsse solo manuali del tutto privi di originalità. Alla fine, solo l'editoria minore tramite la pubblicazione degli Almanacchi, periodici esili nel prezzo e nelle dimensioni, ebbe uno sviluppo piuttosto fiorente.


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