Piemonte |
|
+ Home Piemonte - Antichità - Anno Mille - XII secolo - Secolo XIII - XIV Secolo |
|
Gli Emarginati
Durante il medioevo nella società piemontese il fenomeno della emarginazione era molto diffuso ed interessava
una lunga serie di categorie: si va dalla emarginazione economica dei poveri a quella giuridica di servi e schiavi,
legale di fuoriusciti e proscritti, morale di prostitute e giocatori d'azzardo, fisica di invalidi mutilati e
lebbrosi, sino a quella etnica o religiosa come nel caso degli Ebrei.
Il mestiere della prostituta era ritenuto immondo e spregevole per la coscienza civile. Le meretrici erano additate come persone vili ed abiette, ma la loro professione era ritenuta quasi necessaria, specie per controllare gli eccessi sessuali del mondo giovanile. Si cercava perciò di controllarle e circoscrivere il loro raggio d'azione, sino alla nascita dei primi postriboli pubblici, controllati direttamente dai comuni. Particolarmente grave era la situazione dei malati di lebbra. Tale malattia, a lungo giudicata inguaribile, era attribuita al castigo divino ed era molto temuta. Alla sua diagnosi seguiva l'immediato allontanamento del malato dalla collettività, con un rito che ne sanciva una sorta di morte civile, con la cacciata dall'abitato e l'internazione nel lebbrosario. I lazzaretti erano ubicati ai margini dell'abitato ed i malati potevano uscire raramente per chiedere l'elemosina, corredati da una campanella che ne preannunciava l'arrivo. I poveri erano la categoria più ampia che comprendeva nullatenenti, senza lavoro, mutilati e menomati. Essi si affidavano ai centri di accoglienza ed alla richiesta di carità, ma diventarono ben presto così numerosi che fu necessario prendere provvedimenti per cercare di stabilire la vera natura della povertà. Si cercò cioè di discernere tra i veri poveri onesti e meritevoli della carità e quelli accattoni ed oziosi, vagabondi e truffatori che vennero perseguiti e spesso reclusi o banditi all'esilio. |