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Le riforme

(Piemonte - XVIII Secolo)



Dopo il trattato di Utrecht, un lungo periodo di pace permette a Vittorio Amedeo II di condurre in porto una serie di importanti riforme.

Il problema fiscale era già stato in parte affrontato alla fine del secolo precedente, per far fronte alle spese crescenti causate dalla guerra. Prosegue la caccia agli evasori, specialmente grazie alla revisione dei catasti ed alla abolizione delle esenzioni fiscali ingiustificate.

Il censimento delle terre e dei proprietari durò oltre un decennio e per ragioni politiche, in particolare le tensioni con nobiltà e clero in seguito alla azione di centralizzazione del re, fecero slittare l'emanazione della "legge di perequazione" sino al 1731, quando al governo gli era già succeduto il figlio Carlo Emanuele III.


L'apparato centrale di governo fu suddiviso nelle due segreterie per gli affari interni e per gli affari esteri, cui si aggiunse la nuova segreteria della guerra.

A livello burocratico il Piemonte, con la sua elevata centralizzazione, era da tempo uno degli stati meglio amministrati d'Europa. Si cercò comunque di migliorare raccogliendo e risistemando le varie normative nelle "Costituzioni" del Regno.

Gli attriti col Papato si inasprirono in merito alle annose questioni relative alle esenzioni fiscali del clero ed al controllo sulla nomina dei vescovi, almeno sino al 1727 quando si giunse ad un accordo e venne firmato un "Concordato".

Zoom della foto

Venne intrapresa una profonda riforma del sistema educativo, sino allora in tutti i suoi livelli in mano quasi esclusiva del clero. Si cominciò dalla Università, da cui dipendeva la formazione della classe dirigente. Il corpo docente venne totalmente rinnovato ed anche il programma d'insegnamento subì una profonda revisione.

A seguire, vennero riformate le scuole secondarie che confluirono, non più affidate agli Ordini Religiosi, in 36 "scuole regie", con un corpo insegnante formatosi nell'Ateneo torinese.

Per quanto riguarda la difesa, vennero stanziati molti fondi per rinforzare le roccaforti occidentali, come il forte di Fenestrelle, mentre ad Est si procedette con la ristrutturazione del presidio alessandrino, tramite la realizzazione della nuova cittadella.

L'esercito venne modernizzato grazie anche al contributo di professionisti stranieri e venne istituito l'ufficio generale del Soldo per l'amministrazione economica e gestionale dell'esercito.

Accanto all'esercito regolare nascono i dieci "reggimenti provinciali" per un totale di circa 60000 uomini dai 18 ai 40 anni. Il loro servizio era previsto solo in tempo di guerra, mentre in tempo di pace erano previste solo alcune riviste ed esercitazioni annuali.

La loro paga e professionalità era inferiore a quella dell'esercito regolare. Si tratta in pratica di un sistema di leva che per molti aspetti anticipa la futura coscrizione obbligatoria.


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