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Sicilia e Sardegna

(Piemonte - XVIII Secolo)



Come abbiamo visto, in seguito alla partecipazione di Vittorio Amedeo II alla guerra di successione spagnola, per l'importante ruolo strategico del Piemonte nel mantenere gli equilibri della penisola, alla successiva pace di Utrecht il duca di Savoia ottiene la Sicilia, e con essa il tanto ambito titolo regio.

Fu una cessione problematica e la realizzazione di un saldo possesso dell'isola apparve sin da subito molto problematico ed inizialmente molto ostacolato dall'imperatore, Filippo V.


In ogni caso, nel settembre del 1713 il duca assunse pubblicamente il titolo di re e, con il forte sostegno dell'Inghilterra, si imbarcò con un contingente di seimila uomini alla volta della Sicilia, ove il vicerè spagnolo gli consegnò formalmente il regno ed a fine anno, dopo l'evacuazione delle truppe borboniche, venne incoronato solennemente nella cattedrale di Palermo.

L'accoglienza dei Siciliani fu inizialmente favorevole, ma ben presto le innovazioni che il sovrano intendeva attuare crearono molti attriti ed ostilità. I rapporti peggiorano quando, dopo circa un anno, il sovrano torna in Piemonte e da lì governerà l'isola senza più metterci piede.

L'intento principale del sovrano, mai riuscito, era quello di provvedere alla centralizzazione del governo; ciò incontrò la resistenza di tutte e tre i rami del Parlamento Siciliano: il baronale, l'ecclesiastico ed il demaniale.

Zoom della foto

Si cercò di provvedere ad un riordino finanziario che permettesse il pareggio di entrate/uscite tagliando spese ed uffici superflui, diminuendo gli stipendi dei funzionari, cercando di eliminare la corruzione ed eseguendo un censimento della popolazione per meglio distribuire il pagamento dei tributi.

Furono adottate misure per migliorare lo sfruttamento delle risorse dell'isola ed incrementare le produzioni, oltre a rivitalizzare il commercio istituendo anche un porto franco.

La questione più spinosa, non risolta, era la rivalità secolare tra il potere centrale della Chiesa e la potestà ecclesiastica attribuita ai sovrani dell'isola, che garantiva alla chiesa siciliana un certa autonomia da Roma.

Le questioni rimasero irrisolte in quanto dopo appena cinque anni, in seguito a nuovi equilibri ed accordi tra le grandi potenze europee, Vittorio Amedeo II fu costretto a rinunciare alla Sicilia, restituita all'Imperatore, ottenendo in cambio la Sardegna, che continuava ad assicurargli il titolo regio.

Il Piemonte entrò ufficialmente in possesso della Sardegna nel 1720, tramite il primo vicerè Saint-Remy (Vittorio Amedeo II non si recò mai in Sardegna). Le difficoltà iniziali furono notevoli, aggravate dalle continue dispute tra re e vicerè.

Il vicerè, infatti, era molto irruento e voleva affrontare ogni problema con rigidezza e pugno duro. Vittorio Amedeo II, invece, memore dei problemi riscontrati nella tentata riorganizzazione della Sicilia era propenso ad un atteggiamento molto più pacato, con l'intenzione di introdurre le novità poco per volta cercando di non stravolgere le abitudini ed autorità locali.


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