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Canto della morte

(Poesie del Beigua)





C'è chi crede di essere grande
di essere forte
di essere tutto;
 
purtrollo per lui
(forse vale anche per te)
gli devo dire:
"Non vali niente".
 
Io come altri
mi sento di dire:
"Non valgo niente".
 
In effetti niente noi siamo
se all'Universo ci paragoniamo;
ma neanche vicino
a un granello di sabbia
valiamo qualcosa.
 
Perché noi passiamo,
mentre la sabbia resta;
resta la sabbia,
resta il mondo,
ma passa l'uomo.
 
Passano gli umili,
passano gli orgogliosi;
nessun uomo sfugge al proprio destino,
nessun destino evita morte,
nessun uomo scansa la morte.


Ho scritto questa poesia il 3 novembre del 1984, di ritorno da una licenza verso la fine del mio servizio militare.

Allora avevo molto tempo libero e facevo molti ragionamenti, anche un po' stampalati. Nonostante fossi contrario all'idea del servizio militare, sul monte Beigua mi trovavo bene, mentre a casa mi sentivo spaesato; ed anche molto impaurito dal pensiero che a breve avrei iniziato una nuova fase molto importante della mia vita.

Ecco qualche pezzo estratto dai miei scritti di allora: "… non vedo l'ora che finisca… ma finire in fretta il militare, trovare di botto la vita aperta come una lunga e sfiancante autostrada…"

"… trovarmi a dover in fondo uscire del tutto dal mio guscio… vivere a fondo la mia vita e non lasciare che sia lei a fare di me quello che vuole, sono cose che mi preoccupano seriamente lasciandomi senza fiato…"


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